Training delle competenze sociali per giovani-adulti con autismo



“ Essere autistici non significa non essere umani, ma essere diversi. Quello che è normale per altre persone non è normale per me e quello che io ritengo normale non lo è per gli altri. In un certo senso sono mal equipaggiato per sopravvivere in questo mondo, come un extraterrestre che si è perso senza manuale per sapere come orientarsi. Ma la mia personalità è rimasta intatta. La mia individualità non è danneggiata. Ritrovo un grande valore nella vita e non essere guarito da me stesso. Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro.  Lavorate con me per costruire ponti tra di noi.”

(Jim Sinclair, ragazzo autistico)

Questo progetto nasce dall’esigenza di accompagnare, orientare ed allenare i giovani autistici non più in età scolare, all’imprevedibile ed esigente mondo degli adulti. Le persone con autismo devono affrontare molti periodi problematici della loro vita, soprattutto l’adolescenza, ed il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

Durante il periodo adolescenziale, l’individuo ricerca la propria identità, attraverso un bagaglio esperienziale che si costruisce potendo accedere ad un “contenitore sociale” (schemi sociali condivisi, immagini condivise, esperienze con i coetanei, indipendenza dal pensiero degli adulti di riferimento…). La persona autistica spesso non ha le capacità di relazionarsi a questo contenitore sociale, mettendo così a fuoco la propria diversità rispetto agli altri. I ragazzi con autismo cominciano ad avere una forte consapevolezza delle proprie difficoltà proprio in questo periodo, e quando passano all’età adulta, si trovano a doversi confrontare con un mondo che non prevede per loro un percorso che gli aiuti a raggiungere, in base alle proprie capacità, quelle fasi della vita tipiche dei propri coetanei: finire gli studi, trovare un lavoro, abitare da soli.

Nell’adolescenza spesso i ragazzi con autismo raggiungono un nuovo equilibrio, mostrando un miglioramento delle capacità sociali e una forte  motivazione a instaurare relazioni al di fuori della famiglia. Spesso si trovano quindi nella condizione ideale per approfittare di una presa in carico educativa: l’angoscia nei confronti degli estranei diminuisce, ed il giovane diventa più curioso e più disponibile all’apprendimento, proprio nel momento in cui la scuola non è più in grado di far fronte al suo bisogno di educazione e di partecipazione. Questo passaggio tre l’adolescenza e l’età adulta può essere il momento ideale per insegnare loro, attraverso l’acquisizione di nuove competenze in programmi adeguati e realistici, il piacere delle attività e dei rapporti sociali. Attraverso un insegnamento specializzato, adeguato alla loro possibilità e mirato all’acquisizione di competenze sociali e lavorative, possono raggiungere notevoli progressi.

Dare un sollievo e un supporto diventa prioritario nel momento in cui la famiglia non è più in grado di rispondere al bisogno d’indipendenza e di partecipazione del giovane autistico: la persona disabile non può essere privata della libertà di sviluppare un proprio progetto di vita.

Crediamo profondamente che, in un contesto adeguato e con un intervento costante, coerente e sistematico, il processo di acquisizione di abilità personali dei giovani autistici possa continuare a lungo, seminando così quelle abilità che consentiranno all’individuo di poter raggiungere qualche tappa importante in linea con la propria età.

Una delle più grandi difficoltà delle persone con autismo è la gestione delle interazioni sociali, a causa del sovraccarico sensoriale, della fatica di confrontarsi con situazioni nuove, di capire le aspettative altrui e di “leggere” adeguatamente il contesto sociale. Tutto ciò riduce di molto le possibilità che una persona autistica possa diventare indipendente, in quanto ogni situazione sociale prevede che un individuo si debba confrontare con situazioni nuove, che sappia porsi dei limiti, che sappia comprendere le persone e le situazioni in sé.

Proponiamo quindi un percorso pilota, che aiuti i partecipanti a

–         superare le difficoltà di processare le informazioni che derivano dal contesto sociale, preparandoli a “catturare” quei segnali sociali che aiutano a comprendere meglio l’altro e le diverse situazioni in cui si trovano;

–         apprendere comportamenti adeguati;

–         sviluppare nuove competenze.

Il progetto “TRAINING DELLE COMPETENZE SOCIALI PER ADULTI CON AUTISMO” è concepito come un vero e proprio allenamento alla vita sociale, grazie alla quale i ragazzi potranno, prima in un luogo protetto e poi direttamente “sul campo”, fare esperienza di apprendimento della lettura dei segnali emozionali presenti nelle comunicazioni fra persone e nelle diverse situazioni di vita quotidiana che si troveranno ad affrontare, da adulti, che prima risultavano essere situazioni stressogene, portatrici di ansia.

I mezzi di cui i partecipanti si serviranno per fare questo allenamento sono, dopo una breve fase d’introduzione, la fotografia e la registrazione di video di situazioni simulate agite direttamente dai ragazzi e poi vissute direttamente e concretamente sul campo.

Attraverso la tecnica del video-modeling, i ragazzi e gli operatori avranno la possibilità di confrontarsi, monitorarsi, discutere e imparare.

Programma:

–         ore   9.00: saluti e organizzazione delle attività;

–         ore   9.30: inizio attività;

–         ore 10.30: pausa con merenda;

–         ore 11.00: attività

–         ore 12.00: pausa

–         ore 12.45: riassetto della stanza e preparazione ad andare a casa.

Attività :

1) per il riconoscimento delle emozioni

–         commento di un breve video rappresentante una situazione sociale;

–         presentazione e riproduzione di espressioni di emozioni dimostrate dai personaggi del video;

–         classificazione di tali emozioni tramite il concetto di “mi piace”  “ non mi piace”;

–         classificazione di tali emozioni gradualmente, prima nelle principali categorie emozionali (felicità, tristezza, paura e rabbia) e poi aggiungendo altre emozioni più specifiche come il disgusto, l’incomprensione, l’entusiasmo, la sorpresa, la noia, l’interesse/curiosità e la perplessità.

–         spiegazione del funzionamento della macchina fotografica digitale;

–         a turno, fotografie reciproche mentre l’altro riproduce delle emozioni indicate;

–         fotografie a persone estranee mentre rappresentano delle emozioni indicate;

–         redazione di un calendario con le foto migliori.

2) per la lettura del contesto

–         presentazione rosa di diverse situazioni quotidiane;

–         scaletta delle cose che possono accadere in quella situazione;

–         analisi dell’ambiente in cui può avvenire quella situazione;

–         adattamento della stanza all’ambiente scelto inerente alla situazione;

–         scelta dei personaggi che agiranno la situazione;

–         ripresa della simulazione;

–         proiezione del video appena girato;

–         proviamo a confrontarci direttamente e concretamente con la reale situazione analizzata nella simulata.

Operatori coinvolti: n.2

Ragazzi inseriti: n.4

Coordinamento: Beatrice Fioriti

Supervisione: Fabio Franciosi